COVID-19 e cuore: uno studio dimostra il legame tra infezione da coronavirus e infarto

PUBBLICATO IL 23 MAGGIO 2020

Lo studio, a cui hanno partecipato i dottori Tespili e Ielasi, evidenzia che l’infarto può essere un effetto secondario del COVID-19.

Uno studio pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista internazionale Circulation - che vede tra gli autori il dottor Maurizio Tespili, responsabile dell’Unità di Cardiologia all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio e coordinatore dell’area cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi, e il dottor Alfonso Ielasi, cardiologo presso la medesima struttura milanese - ha evidenziato un legame importante tra cuore e COVID e cioè che l’infarto può essere un effetto secondario del COVID-19.  

Una intuizione che apre nuove prospettive e scenari nella prevenzione e cura dei pazienti Covid positivi, non solo di quelli con fattori di rischio cardiovascolari. 

Il lavoro, dal titolo "ST-Elevation Myocardial Infarction in Patients with COVID-19: Clinical and Angiographic Outcomes", riporta i dati di 28 pazienti con infarto miocardico acuto (STEMI) e Covid- 19 trattati tra il 20 febbraio e il 30 marzo in 14 cardiologie lombarde. 

La manifestazione cardiovascolare 

“Al momento dell'infarto - spiega il dottor Tespili - l'86% dei pazienti non aveva ancora diagnosi di COVID-19, per cui la manifestazione cardiovascolare risultava essere la prima manifestazione clinica associata all'infezione virale (poi diagnosticata con certezza nei giorni seguenti causa insorgenza di sintomi più specifici dell'infezione). 

Inoltre, dei 28 pazienti, tutti sottoposti a coronarografia urgente, 11 (40% circa) non presentavano ostruzione coronarica evidenziando che la sofferenza cardiaca poteva risultare secondaria a uno stress dovuto all'infezione più che a una aterosclerosi complicata.” 

Le ipotesi dello studio

Anche se si tratta di numeri molto limitati, le informazioni fornite dal gruppo di lavoro lombardo sono molto importanti in quanto sottolineano la possibilità di considerare una parte di quadri clinici infartuali come secondari all'infezione da SARS-COV-2.

I possibili risvolti dello studio nei pazienti affetti da COVID-19

La prospettiva di considerare una parte di quadri clinici infartuali come secondari all'infezione da SARS-COV-2 è di notevole importanza, perché conferma la necessità di sviluppare dei percorsi diagnostico-terapeutici specifici per pazienti affetti da COVID-19 al fine di limitare i rischi sia per il paziente, sia per gli operatori (esposti al rischio di contagio). 

“Possiamo dire - conclude Tespili - che quest'articolo costituisce un ulteriore pezzo del puzzle nella complessa gestione dei pazienti affetti da COVID -19 e con fierezza possiamo evidenziare che i nostri medici contribuiscono sia in pratica sia attraverso la generazione di conoscenza, nella battaglia contro questo male che sta affliggendo la nostra nazione e il mondo intero”. 

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